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PIEZZECORE

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Piccoli, grandi, medi, immaginari: i figli, in ogni forma e dimensione, so’ piezz’e core. Ma siccome arrivano senza libretto di istruzioni, fare i genitori è un gran casino. Su «Piezzecore», ogni settimana, cerchiamo un po’ di conforto. Silvia Nucini

-Amore, ma non ti piacerebbe stare in questo posto in cui fate tutti i giorni, tutto il giorno – pensa che bello- la pasta di sale?
-No

Certe cose, ai figli, non bisogna chiederle. Cosa vuoi mangiare, in primis, e poi: vuoi andare al centro estivo?
Bisogna solo fare un gran sospiro e una crocetta: sì, aderisco, do il consenso, il numero di carta di credito, tutto quello che volete purché mi risolviate questo enorme problema di quelle settimane di luglio.

La stessa disinvoltura sarà poi richiesta il primo giorno, quello in cui lo lascerete lì.

Lì, di solito, è uno stanzone con l’aria ferma, quaranta gradi già alle 8 del mattino (alternativa: cortile con ghiaietto e nemmeno un albero), bambini imbronciati con magliette di colore diverso, talvolta abbinate a cappellino, ed educatori a cui vorreste chiedere la carta d’identità, visto che è difficile distinguerli dai bambini medesimi. Avendo sott’occhio questa scena, non è facile prendere e andare, ma bisogna farlo. Licenziarsi per badare ai figli quel paio di settimane, non è mai una buona idea.

Di centri estivi ce n’è per tutti i gusti. Sospetto esista un algoritmo che abbina attività a caso, al quale gli organizzatori di centri estivi si ispirano. Francese e facciamo la pizza. Arrampicata e mimo. Trapezio e vetrate artistiche. Vetrate artistiche non lo dico per dire: i miei figli hanno frequentato un centro estivo in cui si insegnava questa arte raffinatissima.
È ancora motivo di tensione tra di noi.

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