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Lettera a un potenziale jhiadista

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Non esiste un’unica formula che sappia spiegare come mai oggi gli individui vengono attratti dalla estremizzazione violenta, anche se fattori importanti possono essere identificati nel massiccio e diffuso sfruttamento dei giovani in tutto il mondo, nelle enormi disuguaglianze tra nazioni, fasce sociali e di reddito, e nelle politiche centriste pusillanimi che puntano ad accontentare i mercati piuttosto che a difendere i diritti dei cittadini.

E allora, caro potenziale jihadista, che cosa ti spinge a intraprendere certe azioni?

Forse stai contemplando lo stato in cui versa il Paese arabo o musulmano in cui vivi e ti senti ribollire di rabbia, disperazione e impotenza davanti alla tirannia, corruzione, povertà e mancanza di opportunità.

Forse guardi incredulo all’intera regione e vedi come ogni ideologia e ogni tentativo di autonomia di governo siano falliti, o non abbiano dato i risultati sperati, perlomeno per la gente comune.

Il pan-arabismo ha prodotto discordia, disfatta e dispotismo. Le monarchie conservatrici si sono servite della religione per puntellare le loro dinastie, e pretendono di governare per diritto divino, utilizzando il clero e la polizia custode della morale per proteggere i loro palazzi e opprimere i loro sudditi.

Forse sei un giovanotto o una ragazza con grandi sogni e ambizioni, nobili aspirazioni per il futuro – oppure semplici desideri, come quello di sposarsi e di metter su famiglia. Ma grandi o piccoli che siano i vostri sogni, davanti ai vostri occhi non restano che i cocci rotti, infranti sotto il tacco impietoso della disoccupazione, cattiva retribuzione, impossibilità di far valere i vostri diritti, corruzione, clientelismo o semplice incompetenza.

Questo vi farà sentire come se la vostra vita sia senza scopo, senza una missione.

Questo potrebbe farvi puntare lo sguardo verso un obiettivo più alto, per cercare l’autorealizzazione attraverso l’altruismo e il sacrificio, trasformandovi in eroi. Oppure (specie se vivete in Occidente) forse vi sentite frustrati dal razzismo e dalla mancanza di rispetto verso la vostra religione e cultura che provate sulla vostra stessa pelle o a cui assistete in Europa e in America, specie con la crescente diffusione dell’estrema destra, oppure perché la tanto vantata eguaglianza dell’Occidente non si estende anche a voi, a causa dell’artiglio invisibile della discriminazione.

O forse vi sentite respinti ed emarginati sia dalla società in cui siete nati e cresciuti sia dalla società dei vostri padri, e questo fa nascere in voi il desiderio di diventare più autentici e devoti di loro.

È molto probabile che vi sentiate scandalizzati e offesi dalle disavventure militari occidentali nelle regioni musulmane, come la distruzione totale dell’Iraq, l’egemonia globale economica e politica dell’Occidente, per non parlare di tutti i dittatori e tiranni al soldo delle principali potenze occidentali.

Questo potrebbe anzi spingervi alla conclusione, errata, che la democrazia, la modernità, la libertà e la laicità altro non siano che i cavalli di Troia dei nuovi crociati, il cui unico scopo sarebbe quello di annientare l’Islam una volta per tutte. Forse siete furibondi davanti allo spettacolo di tutti quei leader arabi e musulmani per i quali la vita dei loro concittadini non vale nulla, e tengono in così poco conto i loro stessi Paesi da essere pronti a sacrificare tutto sull’altare della loro avidità e sete di potere. Perciò, caro aspirante jihadista, come puoi ben vedere, molte sono le strade che portano al jihad, come molte sono le strade che portano alla saggezza.

A differenza della saggezza, tuttavia, non vi è nulla di intelligente, edificante o nobile nel mettere in atto i sanguinari attentati jihadisti di oggi allo scopo di riportare in vita il Califfato, il quale, di per sé, non è altro che una grandissima illusione. Né Maometto né il Corano hanno mai prescritto una qualsivoglia forma di governo, né l’Islam ha bisogno di un Califfato. Ne deriva che l’unico vero Stato islamico è uno stato spirituale, uno stato mentale.

Quando Maometto arrivò nella città di Yathrib, in seguito conosciuta con il nome di Medina, scrisse una carta dei diritti, un documento realmente illuminato per gli standard del tempo. La Costituzione di Medina stabilisce che i musulmani, gli ebrei, i cristiani e persino i pagani hanno pari diritti politici e culturali. Come scoprono con non poca sorpresa molti musulmani moderni, la definizione di Maometto della umma, così viene chiamata in questo documento la comunità o la nazione, si estende a tutti gli abitanti dell’Oasi di Medina, non solo ai seguaci dell’Islam, bensì anche agli ebrei e ai pagani. Ciò significa che, per Maometto, la nazione corrispondeva a un’entità multiculturale geograficamente specifica, non una comunità allargata di credenti di un’unica fede.

Come si vede, siamo ben lontani dall’atteggiamento dell’Isis persino verso i musulmani sunniti che non praticano la loro versione dell’Islam, per non parlare poi degli sciiti, dei cristiani o di altre minoranze. Per di più, siccome l’Islam, come abbiamo detto, non prescrive nessuna forma di amministrazione o di governo, di conseguenza i musulmani sono liberi di scegliere il metodo di autogoverno che meglio risponde alle loro esigenze e necessità. Poiché ogni esperimento di amministrazione nell’Islam moderno presenta ampie differenze e non è riuscito a soddisfare le richieste della popolazione, e poiché i successi passati dell’Islam si sono fondati soprattutto su governi laici e libertà intellettuale, ritengo che la miglior forma di governo per le società musulmane sia la democrazia laica. Certo, nessuna forma di governo, neppure la democrazia, può dirsi perfetta. Ma il pregio della democrazia è che non pretende di essere eterna, infallibile o immutabile, e pertanto si presta ad essere adattata, e migliorata, con il mutare dei tempi e delle circostanze.
Khaled Diab (Traduzione di Rita Baldassarre)

qui il testo che accompagna l’illustrazione  
Corriere della sera