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Ho fatto l’amore con l’assistente sessuale

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A minuti arriva l’assistente sessuale.
Paralizzato nel mio letto non vedo l’ora.
Ci siamo conosciuti su Facebook, massima riservatezza e astenersi perditempo. I miei, con cui vivo, non sanno nulla. Lei, come da professione, avrebbe voluto parlare chiaro ma io le ho chiesto di mantenere la cosa fra noi. Ora, crogiolandomi nell’impaziente piacere dell’attesa, immagino come sarà.

Una cascata di biondi riccioli sulle spalle. Fisico slanciato mentre facciamo conoscenza e lei mi guarda senza imbarazzo.
Mi sento libero. Pienamente uomo.
Qualche occhiata complice mentre i convenevoli sono doverosamente asettici. Forma e contenuto danzano una ballata ambigua. L’idea dell’approccio professionale mi fa ritenere che dovremo restare nei ruoli, ma il consenso che trovo nel nostro linguaggio oculare accende la speranza che a un certo punto cadranno determinate barriere e sarà quello che mi piacerebbe che fosse. E che piacerebbe anche a lei. E se la confidenza fra iridi fosse una mia costruzione? E se fosse il suo modo di fare?

Stiamo tastando il terreno. La porta della stanza felpatamente richiusa dalla sua femminile destrezza. È leggiadra. Volteggia. Come farà all’amore? Presto saprò. O il suo lieve segreto resterà per sempre da Cupido protetto. Non faremo all’amore, mi snoderà lungo le vie del piacere emotivo e sessuale. Ne ho desiderio. Ma non sarà un fare all’amore.
E allora ogni mia velleità resterà insoddisfatta.
La mia più impellente esigenza incompiuta.

E se invece, per orchestrale magia di strumenti, in barba al legale, agli epicurei e ai ruoli, faremo all’amore? Nell’istantaneo surrogato d’amore docile accetto il destino. Lei è qui, non delle altre. Le altre si librano in lidi lontani dal mio malaccetto giaciglio. Al più con certune si genera un felice amichevole affetto. E quando si tratta di spingersi verso la carne si attiva quel meccanismo che ferma i propositi e uccide l’onirico slancio. Represso il personale bisogno e forse il di lei desiderio dietro al sipario dei luoghi comuni sociali.

Allora devo ricorrere a lei, mia assistente sessuale.
L’unica che ora si apparta con me. Ci stiamo tastando, cioè lei mi palpa le membra. Ché io immobile non posso che stare. Ma nel mio esser passivo pulsa il fervore della passione. Anche là dove il tatto è perduto e tutto si gioca a livello mentale. Che poi tutto, e lo penso per tutti, altrove che lì non si gioca. Qui nasce il divario tra l’eros e il sesso. Ma quale dei due è mai questo? Non capisco ma accetto.

Restando sorpreso ne intendo la competenza. I sensi son bene attivati. Il cuore batte veloce. È brava ma fin dove si lascerà andare? Mi domando dove sarà consentito arrivare. E se a un certo momento si sentirà in obbligo di non proseguire? Non è qui per far la battona. Ma da specialista integerrima non potrà lasciare smorzata l’istanza.

Donarsi alla causa, c’è altro da fare? Ma fino a che punto? Il protocollo che dice? Ho un po’ di paura. Ma stiamo afferrandoci bene. Se è assistente al sessuale mi renderà nota la sessualità. E a gestirla con le altre ragazze, prima del letto.
È il mio chiodo fisso.
Saprò, grazie a lei, conquistare una donna? Indurre la dama a scavallare le convenzioni sociali per generare un fisico insieme ricolmo di paritaria goduria? Accidenti, lei è proprio sublime! Sa cavalcare le mie finiture. È tutto così elementare. Forse saremmo dovuti partire diversi. Prima l’educazione sentimentale, poi il resto. In tal modo ogni cosa è in discesa, surreale e irreale. E con le altre? Brava che segue gli studi e che quindi si dona caso per caso, ma la teoria che ne sa del mio caso? Maliarda ondeggia su me. I suoi capelli mi fluttuano addosso. Sorride. Mente o traspare? Non me ne cale. Lasciamoci andare. L’una con l’altro erigiamo un magnifico fare. Anche in via orale. Si è preparata per farlo. Ha frequentato un celebre corso. Non so se completo a confronto con gli anni di studio per diventare ferrati in muscolatura o cervelli. Però qui funziona, con me pare andare.

E non voglio pensare agli altri pazienti. Che lo faccia anche con loro. Dice che il suo è di gran senso dovere. Sarà civiltà, altruismo, astrale missione. Sarà, intanto è. Dolcemente avvinghiati. La guardo negli occhi. È… non so come dire. Ha un non so che di speciale. Trascende. Il corpo è soave che par levitare. Credo che provi piacere. Sì, sta provando piacere! È bello, mi sento maschio, stallone. Ne sono ampiamente appagato, venuto nel pieno dei sensi. Ma lei? Che ne sarà adesso del suo divenire? Tornerà? E per me o per se stessa, se tornerà? E se davvero iniziasse ad amarmi?

Una legge certo ci vuole. C’è chi ha veramente bisogno. Ma chi prescrive la cura? In base a quale insorgenza? E su quale scientifica base, umana e della persona?
Dicono che all’estero c’è e che funziona.
Facciamola, allora, ma facciamola bene.
Che sia un educare all’amore.
Al sesso, finanche, ma che non sia solo sesso.
E bando al diritto.
Se esiste un diritto sessuale, un diritto ad amare, allora esiste un dovere dell’altro a donare. Proposito irrazionale. È immorale e incivile.

Sta uscendo, è serena. Io anche. C’è dell’amaro venale: l’onorario salato. Chi ha soldi potrà rivederla e chi no non avrà che sognarla. Che poi, a spaccare il capello, lei si è fatta pagare fruendo il suo stesso servizio. E con grande piacere. Come se il mio terapista curasse il suo male di schiena trattando me stesso. Meno male che esborso in home-banking e lo Stato non caccia un quattrino. Altrimenti vivrei con rimorso di far corrispondere alla nazione un servizio di cui il fornitore ha beneficiato. Quasi del peculato.

È lento l’arrivederci.
Le ricordo il silenzio coi miei e lei ribadisce che è il suo mestiere.
Il servizio riceve chiamate a bizzeffe. Solleciti di genitori coscienti e altri no, che chiedono in preda a esasperazione o disperazione. Amore, ragione, ignoranza. E mi chiedo, chi può stabilire a priori il gusto sessuale di una persona che esige senza eloquire, vuoi per vergogna, in maniera perfetta? Elucubro.
Intanto il citofono trilla.
Mi sveglio.
In attesa dell’apparizione mi sono estraniato.
E nel dormiveglia visioni e pensieri si sono impastati. Ora è arrivata davvero, era ora! Incede. Di grazia, dal vivo è un gran ciospo. Sarà pur capace e mi educherà al lussurioso piacere, ma nel frattempo ho sognato a manetta. Ambire è una cosa, ben altro il suo fare.

P.s. Il racconto di cui sopra non ha niente di personale. Non credereste che…

Massimo Sideri

Corriere della Sera