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Una cosa piccola ma buona

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Arrivarono in auto al centro acquisti. Il cielo era terso . C’erano le stelle. Faceva freddo e nell’automobile accesero il riscaldamento. Parcheggiarono davanti al fornaio. I negozi e i magazzini erano tutti chiusi, ma c’erano alcune automobili in fondo al parcheggio, davanti al cinema. Le vetrine del fornaio erano buie, ma quando guardarono attraverso il vetro videro una luce nel retro e ogni tanto un uomo grande e grosso , col grembiule, che entrava e usciva dalla luce bianca e soffusa. Videro le vetrine interne e dei tavolini con le sedie. Ann provò ad aprire. Bussò sul vetro . Ma se il fornaio li udì non lo fece capire. Non guardò  verso di loro.

Con l’auto arrivarono dietro al negozio e parcheggiarono. Cera una finestra illuminata, troppo alta per guardarci dentro. Un’insegna vicino alla porta sul retro diceva PASTICCERIA, ORDINAZIONI SPECIALI. Lei udì il debole suono di una radio all’interno e uno scricchilio- lo sportello di un forno mentre veniva aperto? Bussò alla porta e attese. Poi bussò di nuovo, più forte. La radio venne abbassata e adesso si sentì il rumore, il rumore di qualcosa, un cassetto, che veniva aperto e poi richiuso. Qualcuno girò la chiave e poi aprì.

Nella luce si stagliò il fornaio. ”Siamo chiusi” disse. “Che cosa volete a quest’ora? E’ mezzanotte. Siete ubriachi, per caso?”

Lei entrò nella luce che ricadeva dalla porta aperta. Il fornaio abbassò le palpebre pesanti riconoscendola. ”E’ lei” disse.

“Sono io” rispose. “La mamma di Scotty. Questo è il padre di Scotty. Vorremmo entrare.”

Il fornaio disse: ”Adesso ho da fare. Ho del lavoro.”

Lei entrò comunque Howard la seguì. Il fornaio fece qualche passo indietro. “C’è odore di fornaio qua dentro. Non c’è odore di fornaio, Howard?”

“Cosa volete?” disse il fornaio. “Forse desidera la sua torta? Ecco, ha deciso che adesso vuole la sua torta. Perché lei mi ha ordinato una torta, vero?”

“E’ parecchio intelligente per essere un fornaio” fece lei. “Howard, è questo l’uomo che continua a telefonare.” Strinse i pugni e lo guardò con ferocia. Si sentiva dentro un bruciore intenso, una rabbia che le dava la sensazione di essere più grande, più grossa di quegli uomini che aveva accanto.
“un momento” disse il fornaio. “Volete prendere quella torta vecchia di tre giorni? E’ così? Signora, non voglio litigare con lei. Eccola lì. Sta ammuffendo. Gliela darò a metà prezzo. No. La vuole? Può prendersela. A me non serve, non mi serve più. Mi ci sono voluti tempo e soldi per fare quella torta. Se la vuole , okay, se non la vuole okay lo stesso. Devo tornarmene al mio lavoro.” Li guardò passandosi la lingua sui denti.
“sempre a fare torte” disse lei. Sapeva di averla sotto controllo, quella cosa che le cresceva dentro. Si sentiva calma.
“Signora, qui lavoro sedici ore al giorno per guadagnarmi da vivere” disse il fornaio. Si asciugò le mani nel grembiule. “ci lavoro giorno e notte, cercando di fare quadrare il bilancio.” Ma qualcosa che passò sul viso di Ann lo costrinse a indietreggiare dicendo:” Niente guai, adesso.” Allungò le mani sul bancone e afferrò un mattarello cominciando a batterlo piano contro l’altra mano. “la vuole la torta o no? Io devo tornarmene al lavoro. I fornai lavorano la notte. “ disse. Aveva occhi piccoli e cattivi, pensò Ann, che quasi si perdevano nella pelle ruvida intorno alle guance. Aveva il collo ispessito dal grasso.

“lo so che i fornai lavorano la notte” disse Ann. “fanno anche delle telefonate la notte. Maledetto.” Disse.

Il fornaio continuò a battersi il mattarello contro la mano.
Sbirciò Howard. “Attenti, attenti” gli disse.

“Mio figlio è morto” disse lei con un tono freddo e definitivo. “E’ stato investito da un’automobile lunedì mattina. Siamo rimasti a vegliarlo sinché è morto. Ma, naturalmente , lei questo non poteva saperlo, vero? I fornai mica possono sapere tutto- vero, signor fornaio? Ma è morto. E’ morto, maledetto!” E altrettanto improvvisamente di come le era cresciuta dentro la rabbia le si sfece, lasciando spazio a qualcos’altro, a una sensazione di nausea che la stordì. Si appoggiò al tavolo di legno spruzzato di farina. Portandosi le mani al volto cominciò a piangere, le spalle che le si scuotevano avanti e indietro. “Non è giusto” disse. “No, non è giusto.”

Howard appoggiò la mano sulla schiena di lei e guardò il fornaio. “Vergogna” gli disse. “Vergogna.”

Il fornaio posò il mattarello sul tavolo. Si slacciò il grembiule e buttò sul tavolo anche quello. Poi li guardò scuotendo piano la testa. Prese una sedia dal tavolino su cui c’erano carte e ricette, una calcolatrice, l’elenco del telefono. “la prego, si sieda” disse. “lasci che le prenda una sedia” disse a Howard. “si sieda, per piacere.” Il fornaio andò nel negozio e tornò con due piccole sedie di ferro battuto. “vi prego, sedetevi tutt’e due.”

Ann si asciugò gli occhi e lo guardò. “la volevo uccidere” disse. “Volevo vederla morta.”

il fornaio aveva sgomberato il tavolo. Spinse in disparte la calcolatrice insieme a una pila di carte e di ricette, buttò sul pavimento l’elenco del telefono, dove atterrò con un tonfo.

Howard e Ann sedettero avvicinando le sedie al tavolo. Anche il fornaio sedette.

“lasci che le dica quanto mi dispiace” disse il fornaio appoggiando i gomiti sul tavolo. “Dio soltanto sa quanto. Mi ascolti. Sono soltanto un fornaio. non pretendo di essere qualcos’altro. Forse una volta, forse tanti anni fa ero un uomo diverso. Ho dimenticato, non ne sono sicuro. Ma non lo sono più, qualsiasi cosa io sia stato. Adesso sono soltanto un fornaio. Questo non giustifica quello che ho fatto, lo so. me ne dispiace profondamente. Mi dispiace per vostro figlio e per la parte che ho avuto” disse il fornaio. Appoggiò le mani sul tavolo e poi le voltò per mostrare le palme. “Io non ho figli, quindi posso soltanto immaginare quel che state passando. Posso soltanto dirvi che mi dispiace. Perdonatemi, se vi è possibile” disse il fornaio. “non sono un uomo cattivo. Non credo. Non malvagio come lei ha detto al telefono. Lei deve capire che a un certo punto non so più come comportarmi, la prego” disse l’uomo, “devo chiedervi se potete trovare nei vostri cuori la capacità di perdonarmi.”

faceva caldo dentro la bottega. Howard si alzò togliendosi il cappotto. Aiutò Ann a fare altrettanto. il fornaio li osservò per un minuto e poi annuì. Si alzò, andò al forno e spense alcuni interruttori. Trovò delle tazze, versò del caffè da una caffettiera elettrica. Sul tavolo mise un contenitore di panna e una tazza di zucchero.

“probabilmente avete bisogno di mangiare qualcosa” disse. “Spero vorrete accettare alcune delle mie ciambelle calde. Occorre mangiare per poter e andare avanti. il mangiare è una piccola, buona cosa in un momento come questo.”

Servì loro delle ciambelline alla cannella appena uscite dal forno, con la glassa ancora fluida. Mise sul tavolo il burro e i coltelli per spalmarlo. Poi sedette insieme a loro. aspetto sinché non ebbero preso ciascuno una ciambellina cominciando a mangiare. “fa bene mangiare qualcosa” disse guardandosi. ”Ce n’è ancora. Mangiate sinché volete. Ci sono tutte le ciambelle del mondo, qui.”

Mangiarono le ciambelle e bevvero il caffè. Ann sentiva una fame improvvisa e le ciambelle erano calde e dolci. ne mangiò tre, e il fornaio ne ebbe piacere. Poi cominciarono a parlare.  Ascoltarono con attenzione. Sebbene fossero stanchi e angosciati, ascoltarono quel che il fornaio aveva da dire. Annuirono quando il fornaio cominciò a parlare della solitudine e della sensazione di dubbio e di privazione che gli era venuta con l’età. Spiegò loro cosa aveva voluto dire essere senza figli tutti quegli anni. Un susseguirsi di giornate con i forni eternamente pieni ed eternamente vuoti. i dolci per le feste, le celebrazioni per cui aveva lavorato. Le glasse, le marmellate. Le piccole coppie di sposi ficcate sulle torte. Centinaia, no, migliaia ormai. I compleanni. Immaginate un po’ tutte quelle candeline che ardono. la sua era un’attività indispensabile. Era un fornaio. Era lieto di non essere un fiorista. Molto meglio dar da mangiare alla gente. C’era un odore senz’altro migliore di quello dei fiori.

“Annusate questo” disse il fornaio spezzando un pane nero. “E’ un pane pesante, ma ricco.” Lo annusarono, poi lui chiese loro di assaggiarlo. Aveva un sapore di melassa e di frumento. Stettero lì ad ascoltarlo. Mangiarono quel che poterono. Inghiottirono il pane nero. Sembrava giorno lì sotto i tubi fluorescenti. Parlarono sino al primo mattino, con la luce alta e pallida che si proiettava dalle vetrine e non pensarono ad andarsene.