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Back to the origin – STRATEGY COUNCIL DELOITTE

ALLE RADICI DEL PRESENTE Un mio disegno accompagna il pezzo di #AlessandroParilli per il Corriere della sera sul ritorno alla terra e la lotta allo spopolamento.
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Prendere le case, di Pietro Saitta. Conflitti e fantasmi nelle occupazioni a Messina

In un quartiere della periferia di Messina, un’attivista che l’autore chiama “Crepax” organizza quasi da sola un sindacato di base per il diritto alla casa di alcuni degli abitanti più svantaggiati della città. È il 2017: l’ultimo anno del sindaco “ribelle” Renato Accorinti, la cui lista “Cambiamo Messina dal basso” era sostenuta da gran parte della sinistra locale. La struttura occupata che appoggiava il “sindaco del cambiamento” viene legalizzata dalla nuova giunta. È a quel punto che Crepax, tra le più attive nell’occupazione, rompe con il collettivo e con il sindacato di cui era parte, che considera troppo assistenzialista e troppo accondiscendente con il sindaco. Decisa a continuare la lotta, tenta una via disperata: costruire un nuovo sindacato autonomo, quasi in solitario, anche in contrasto con i suoi ex compagni, già minoritari. Il territorio su cui si orienta è uno dei quartieri più poveri di Messina, Zafferia, abitato da una popolazione marginale e sottoproletaria, apparentemente priva di coscienza politica. Tra i pochi visionari che aiutano Crepax in questa impresa c’è l’autore del libro, Pietro Saitta. Il sociologo messinese, già autore di un rigoroso studio sulla ricostruzione dopo il terremoto del 1908, è un militante storico della sinistra extraparlamentare locale. Partecipando […]
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PERDERE L’AMORE

È il 1988, ho sedici anni, i jeans strappati, le sneaker gigantesche alla Zits e faccio il pendolare tra il liceo scientifico Albert Einstein e i gradini della chiesa di Santa Maria di Caravaggio, vicino Via Meda. Su quei gradini, e nell’oratorio omonimo, mi sono formato alla difficile arte del pesce rosso. È una sera di Febbraio e ho appuntamento con un amico, che per comodità chiameremo l’Amico. Avevamo convenuto che ci saremmo visti dopo cena sui gradini; ci si sarebbe fatti una cannetta per rimanere poi stonatelli a prender freddo, fino a smettere di ridere – succedeva sempre all’improvviso – e cercare la via di casa, senz’altro aggiungere che un virile cenno del capo, presi com’eravamo a recitare la parte del maschio di sedici anni. Due cenni di contesto: era arrivato il rap (io ero discepolo istintivo dei Beastie Boys e dei Run DMC) e quella sera, proprio quella sera, in tv c’era il Festival di Sanremo. Sanremo era inammissibile: il concetto di guilty pleasure non era ancora nato, c’era solo la colpa, inemendabile. Per fortuna, nel mondo senza cellulari, si potevano ancora vivere vite diverse senza per questo essere accusati di essere/non essere quel che gli altri vogliono […]
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La banalità della fretta di fronte all’orrore di Auschwitz

Ad Auschwitz il cancello d’ingresso, sormontato dalla scritta beffarda «Arbeit Macht Frei», Il lavoro rende liberi, è piccolo rispetto a come te lo aspetti. Lo guardo, ma un attimo dopo la guida mi tocca la spalla, dobbiamo andare a visitare i blocchi. Presto, bisogna fare presto. La rampa, i reticolati elettrificati, le torrette di guardia, il muro in cui avvenivano le fucilazioni.
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LOVE HOROSCOPE 2019 EXPERIENCE IS

LOVE HOROSCOPE per @experienceis Per il responso degli astri follow the page🔮
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A mani nude sulla roccia. Cosa cercano gli scalatori in free solo

Dal tedesco Paul Preuss nell’Ottocento all’Oscar 2019 per il documentario su Alex Honnold. Chi sono gli scalatori che si arrampicano senza corde, e perché lo fanno (l’adrenalina non c’entra) La nostra percezione delle montagne è cambiata notevolmente nel tempo: siamo passati dal vederle come ostacoli da evitare e ammassi di roccia ingombranti ad attribuire loro significati ed emozioni umane. Belle, paurose, sublimi sono gli aggettivi che usiamo. Ma siamo noi che sfidiamo noi stessi, e guardiamo le montagne come un avversario da sconfiggere e da conquistare magari in free solo. La prima spedizione “ufficiale” in montagna è avvenuta nel 1492. Carlo VIII, re di Francia, ordinò a uno dei suoi servi, Antoine de Ville, di scalare la “montagna inaccessibile”, il Mont Aiguille, a Grenoble. Poi, per quasi 400 anni non c’è stato più interesse alpinistico. Solo intorno alla metà del Settecento le persone incominciarono ad andare in montagna non soltanto per necessità. Vivere la montagna è un qualcosa che è cambiato, si è evoluto, così come si sono evolute le tecniche di arrampicata. Un tempo si conquistava la vetta per la via più facile e logica. Poi si è capito che non è importante solo arrivare in vetta, ma lo […]
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UN FUTURO DA RINCORRERE – Deloitte Innovation Summit

In edicola una mia illustrazione per il Corriere della Sera. UN FUTURO DA RINCORRERE – a Milano il Deloitte Innovation Summit
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Mio padre

Quattro giorni fa è venuto a mancare mio padre. Ero a Napoli per uno dei miei incontri con Riccardo Muti, che considero mio fratello maggiore. L’ho saputo appena sceso dal treno, è venuto a mancare mio padre Sono stato decine di volte a Napoli, non l’avevo mai vista così. Era una giornata col mare in tempesta. Un vento impetuoso che si camminava a fatica, le onde erano come impazzite, gli schizzi d’acqua raggiungevano il lungomare. Era deserto per il maltempo. Il cielo era lattiginoso, senza colori, l’orizzonte indefinito, Capri sembrava sparita. Le boe e le corde delle imbarcazioni sballottate dalle onde emanavano uno strano sibilo: sinistro. Ho provato a fare una foto col cellulare ma era fuori uso: meglio così. Qualcosa deve restare nella memoria, al di là della sua realtà immediata, liberandoci dalla tirannia dell’istante che si vuole fissare: il tempo forse finirà col mitizzare quella giornata. Tutti gli elementi della natura sembravano essermi ostili, in una città, Napoli, dove ogni dettaglio si fa metafora di qualcosa. Camminavo un po’ frastornato quando mi sono rifugiato a Castel dell’Ovo dove si è appena inaugurata la mostra su Eduardo De Filippo. Ad accoglierti all’ingresso ci sono alcune sue poesie, una si […]
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Un vecchio e il mare nella terra dell’abbondanza

Prima arriva il cappuccino e tredici minuti dopo la brioche. Tredici minuti dopo. C’è qualcosa che non va in questo Paese. Come un nastro al contrario. Me ne accorgo a colazione, in questo locale scintillante che proclama di avere la colazione italiana più buona d’America. E me ne accorgo quando salgo sul Greyhound, il primo del percorso. New York – Washington. Fuori 40 gradi, dentro 20, forse meno. I passeggeri si proteggono dal freddo con maglioni e coperte di lana. Eppure è agosto. Quando scendono dal pullman, si spogliano. Così pure nei ristoranti. Non puoi mangiare senza felpa. La temperatura è troppo fredda. Così pure nei negozi. La temperatura è troppo fredda. Entri sudato e ti prendi il raffreddore (a me è successo al quarto giorno di vacanza). Sembra tutto spropositato. Come i piatti che servono nei ristoranti, troppo grandi. Così pure i bicchieri di Pepsi. Troppo grossi. Così pure gli anelli sulle dita degli uomini sposati, come questo energumeno calvo nel sedile accanto a me. A lui non basta una fede, sull’anulare ha una patacca d’oro iridescente. Troppo grande. Qui tutto è troppo: l’aria, il cibo, le persone. Washington, stazione dei pullman. I passeggeri scendono dal bus e cominciano a dondolare. Un barile […]
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L’equilibrio più FRAGILE – Strategy Council Deloitte

Per il Corriere della Sera la mia illustrazione per la quinta edizione dello  Strategy Council Deloitte che tratterà di crescita economica sostenibile ed equità.
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