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In morte degli osservatori (o quasi)

Fisseranno una riunione a settimana. Una o due ore di video analisi da proiettare su schermo lcd o su un altro supporto. “Quello che vogliamo è impiegare il nostro poco tempo al meglio, questo ci servirà a far rendere la squadra con più consapevolezza”. Maurizio Damonte ha trentanove anni. Le giovanili le ha fatte nella Sampdoria, poi ha giocato qua e là per la Serie C. A ventotto ha dovuto smettere: colpa delle nove operazioni subite tra ginocchio, caviglia e schiena. Ha fatto l’allenatore per qualche tempo e da un anno si è messo a fare il direttore tecnico al Varazze, Promozione ligure: è da qui che comincia il nostro viaggio nel calcio del futuro, da un puntino nell’universo. Era un pezzo che Damonte si chiedeva come poter fare un salto in avanti: “Parliamo di ragazzi che lavorano, di gente che arriva dall’ufficio o dalla fabbrica – spiega al Foglio Sportivo –, ma anche per noi i dati sono determinanti per capire meglio ogni aspetto: l’intensità che possono sopportare i calciatori, il loro sforzo, la resistenza, il numero di passaggi, i tiri, se abbiamo fatto bene o no la fase difensiva, e via dicendo. C’è bisogno di essere più preparati, […]
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QUEI GIORNI DELLE PICCONATE E IL VARCO SULLA DISILLUSIONE

Per il Corriere della Sera due disegni che accompagnano il pezzo di Pier Luigi Vercesi
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Beauty – Corriere della Sera

L’illustazione per la copertina di Beauty l’inserto del Corriere della sera 
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Futura Corriere della Sera

L’illustazione per Futura  Futura è la newsletter “privata” del Corriere della Sera, dedicata al racconto delle nostre identità molteplici. Arriva ogni venerdì alle 12 nella vostra casella di posta elettronica con saggi personali, interviste approfondite, consigli d’autore e illustrazioni bellissime. Corriere della sera 
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Back to the origin – STRATEGY COUNCIL DELOITTE

ALLE RADICI DEL PRESENTE Un mio disegno accompagna il pezzo di #AlessandroParilli per il Corriere della sera sul ritorno alla terra e la lotta allo spopolamento.
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Prendere le case, di Pietro Saitta. Conflitti e fantasmi nelle occupazioni a Messina

In un quartiere della periferia di Messina, un’attivista che l’autore chiama “Crepax” organizza quasi da sola un sindacato di base per il diritto alla casa di alcuni degli abitanti più svantaggiati della città. È il 2017: l’ultimo anno del sindaco “ribelle” Renato Accorinti, la cui lista “Cambiamo Messina dal basso” era sostenuta da gran parte della sinistra locale. La struttura occupata che appoggiava il “sindaco del cambiamento” viene legalizzata dalla nuova giunta. È a quel punto che Crepax, tra le più attive nell’occupazione, rompe con il collettivo e con il sindacato di cui era parte, che considera troppo assistenzialista e troppo accondiscendente con il sindaco. Decisa a continuare la lotta, tenta una via disperata: costruire un nuovo sindacato autonomo, quasi in solitario, anche in contrasto con i suoi ex compagni, già minoritari. Il territorio su cui si orienta è uno dei quartieri più poveri di Messina, Zafferia, abitato da una popolazione marginale e sottoproletaria, apparentemente priva di coscienza politica. Tra i pochi visionari che aiutano Crepax in questa impresa c’è l’autore del libro, Pietro Saitta. Il sociologo messinese, già autore di un rigoroso studio sulla ricostruzione dopo il terremoto del 1908, è un militante storico della sinistra extraparlamentare locale. Partecipando […]
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PERDERE L’AMORE

È il 1988, ho sedici anni, i jeans strappati, le sneaker gigantesche alla Zits e faccio il pendolare tra il liceo scientifico Albert Einstein e i gradini della chiesa di Santa Maria di Caravaggio, vicino Via Meda. Su quei gradini, e nell’oratorio omonimo, mi sono formato alla difficile arte del pesce rosso. È una sera di Febbraio e ho appuntamento con un amico, che per comodità chiameremo l’Amico. Avevamo convenuto che ci saremmo visti dopo cena sui gradini; ci si sarebbe fatti una cannetta per rimanere poi stonatelli a prender freddo, fino a smettere di ridere – succedeva sempre all’improvviso – e cercare la via di casa, senz’altro aggiungere che un virile cenno del capo, presi com’eravamo a recitare la parte del maschio di sedici anni. Due cenni di contesto: era arrivato il rap (io ero discepolo istintivo dei Beastie Boys e dei Run DMC) e quella sera, proprio quella sera, in tv c’era il Festival di Sanremo. Sanremo era inammissibile: il concetto di guilty pleasure non era ancora nato, c’era solo la colpa, inemendabile. Per fortuna, nel mondo senza cellulari, si potevano ancora vivere vite diverse senza per questo essere accusati di essere/non essere quel che gli altri vogliono […]
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La banalità della fretta di fronte all’orrore di Auschwitz

Ad Auschwitz il cancello d’ingresso, sormontato dalla scritta beffarda «Arbeit Macht Frei», Il lavoro rende liberi, è piccolo rispetto a come te lo aspetti. Lo guardo, ma un attimo dopo la guida mi tocca la spalla, dobbiamo andare a visitare i blocchi. Presto, bisogna fare presto. La rampa, i reticolati elettrificati, le torrette di guardia, il muro in cui avvenivano le fucilazioni.
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LOVE HOROSCOPE 2019 EXPERIENCE IS

LOVE HOROSCOPE per @experienceis Per il responso degli astri follow the page🔮
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A mani nude sulla roccia. Cosa cercano gli scalatori in free solo

Dal tedesco Paul Preuss nell’Ottocento all’Oscar 2019 per il documentario su Alex Honnold. Chi sono gli scalatori che si arrampicano senza corde, e perché lo fanno (l’adrenalina non c’entra) La nostra percezione delle montagne è cambiata notevolmente nel tempo: siamo passati dal vederle come ostacoli da evitare e ammassi di roccia ingombranti ad attribuire loro significati ed emozioni umane. Belle, paurose, sublimi sono gli aggettivi che usiamo. Ma siamo noi che sfidiamo noi stessi, e guardiamo le montagne come un avversario da sconfiggere e da conquistare magari in free solo. La prima spedizione “ufficiale” in montagna è avvenuta nel 1492. Carlo VIII, re di Francia, ordinò a uno dei suoi servi, Antoine de Ville, di scalare la “montagna inaccessibile”, il Mont Aiguille, a Grenoble. Poi, per quasi 400 anni non c’è stato più interesse alpinistico. Solo intorno alla metà del Settecento le persone incominciarono ad andare in montagna non soltanto per necessità. Vivere la montagna è un qualcosa che è cambiato, si è evoluto, così come si sono evolute le tecniche di arrampicata. Un tempo si conquistava la vetta per la via più facile e logica. Poi si è capito che non è importante solo arrivare in vetta, ma lo […]
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