MENU

A LEZIONE DI RICICLO!

L’iniziativa del Corriere della Sera e CONAI promuovono il piano di attività didattiche nell’ora di educazione civica. Per docenti, alunni e genitori.
Read More ›

Rapporto Fondazione Symbola

  il mio disegno che accompagna il rapporto di Fondazione Symbola per il Corriere della Sera.
Read More ›

Almaviva Napoli. Di nuovo in agitazione gli operatori dei call center

Incontro Gianni dopo quasi due anni, fuori la sede di Almaviva in via Brin, ex zona industriale della città. Sono le 15,30. Non c’è il solito via vai per il cambio turno ma un andirivieni di persone dal negozio di elettronica affianco, sperando in qualche strascico di saldi del Black friday. È sabato e, dice Gianni, lavorano solo quelli della commessa Trenitalia. «Stanno smantellando tutto», aggiunge. Lo striscione che nei giorni precedenti era appeso all’ingresso dell’azienda – “Clausola Sociale Inps-Nessuno a casa-Almaviva Occupata” – è stato tolto. UN PASSO INDIETRO Nel dicembre 2016 era stato firmato un accordo ministeriale che bloccava le procedure di licenziamento per la sede di Almaviva Napoli. Un accordo sofferto e firmato dalla maggior parte dei rappresentanti sindacali napoletani, ma non da quelli di Roma, che avevano seguito le indicazioni delle assemblee fatte con i lavoratori nei giorni precedenti. Non era un accordo facile perché discriminava i lavoratori: venivano eliminati gli scatti di anzianità pregressi e veniva congelato il trattamento di fine rapporto. Una procedura ritenuta da molti anticostituzionale. Firmato l’accordo, dopo un referendum nell’azienda di Napoli passato con il settantacinque per cento dei consensi, insieme ai licenziamenti dei lavoratori romani, ci fu la promessa da parte di Almaviva di rilanciare la sede napoletana. Arrivarono quindi varie commesse, tra cui […]
Read More ›

Quello che non finisce

Il mio collage per augurare un felice 2020 ai lettori di Futura la newsletter del Corriere della Sera.
Read More ›

E adesso fermiamoci

Il mio collage per augurare un felice 2020 ai lettori di Futura la newsletter del Corriere della Sera.
Read More ›

È un carcere o un manicomio? Diario di una visita alla casa circondariale di Avellino

Anche se l’estate è già finita, lasciate che vi dica che Cracking non è un libro da portarsi in spiaggia. O, almeno, questo è quello che mi ha detto il suo autore, Gianfranco Bettin: veneziano di Porto Marghera, classe 1955, sociologo, politico, ma soprattutto abitante di un territorio. Quando ho letto il libro, però, era già troppo tardi. Per chi ancora non lo avesse fatto: mettetevi comodi e scegliete il momento dell’anno che più vi aggrada. Cracking vi farà male lo stesso. Quando arrivate a leggere della distesa viola del limonium in fiore sulla laguna avvelenata, per esempio. O quando, passo per passo, viene descritto come gli operai del Petrolchimico di Porto Marghera vennero a conoscenza, verso la fine degli anni Settanta, delle proprietà cancerogene del cloruro di vinile monomero, il materiale che inalavano e manipolavano giorno dopo giorno. Quando iniziano a morire: Dino, per primo. Dino a cui piaceva cantare e andare in montagna, che aveva cominciato ad avere delle febbri a cui cercava di non badare. Forse perché il rischio di restare senza lavoro pesa(va) più di quello di ammalarsi. Cracking fa male perché mette a nudo le fibre tumorali di una terra che, seppur malata, continua a combattere. La sua storia viene raccontata attraverso istantanee intime e industriali: sono i ricordi […]
Read More ›

Cracking, storie e veleni di Porto Marghera. Un romanzo di Gianfranco Bettin

Anche se l’estate è già finita, lasciate che vi dica che Cracking non è un libro da portarsi in spiaggia. O, almeno, questo è quello che mi ha detto il suo autore, Gianfranco Bettin: veneziano di Porto Marghera, classe 1955, sociologo, politico, ma soprattutto abitante di un territorio. Quando ho letto il libro, però, era già troppo tardi. Per chi ancora non lo avesse fatto: mettetevi comodi e scegliete il momento dell’anno che più vi aggrada. Cracking vi farà male lo stesso. Quando arrivate a leggere della distesa viola del limonium in fiore sulla laguna avvelenata, per esempio. O quando, passo per passo, viene descritto come gli operai del Petrolchimico di Porto Marghera vennero a conoscenza, verso la fine degli anni Settanta, delle proprietà cancerogene del cloruro di vinile monomero, il materiale che inalavano e manipolavano giorno dopo giorno. Quando iniziano a morire: Dino, per primo. Dino a cui piaceva cantare e andare in montagna, che aveva cominciato ad avere delle febbri a cui cercava di non badare. Forse perché il rischio di restare senza lavoro pesa(va) più di quello di ammalarsi. Cracking fa male perché mette a nudo le fibre tumorali di una terra che, seppur malata, continua a combattere. La sua storia viene raccontata attraverso istantanee intime e industriali: sono i ricordi […]
Read More ›

Gioia e liberazione. Il Libano in piazza contro l’oligarchia neoliberista

Il tempo è stato fermato. Tutto è ora sospeso in uno stato di incredula ed euforica (im)possibilità. Si pensa adesso quello che fino a una settimana fa sarebbe stato impensabile. Anche l’indicibile è stato sdoganato con una risata liberatoria. Uno degli slogan che hanno riecheggiato per le strade di Beirut in questi giorni è stato: «Hela hela, hela hela ho, Gebran Bassil kess emmo». Tradotto: ‘A pucchiacca ‘e mammeta (parola tabù in arabo, fino a una settimana fa). La madre in questione è quella del ministro degli esteri Gebran Bassil, il Salvini libanese, nonché genero del presidente della repubblica Michel Aoun. La donna, infatti, non solo nei suoi attributi genitali, è in prima linea nelle proteste di massa che hanno risvegliato il Libano dall’apatica rassegnazione in cui versava fino a una settimana fa (il servizio d’ordine, auto-costituitosi dopo gli scontri dei primi due giorni, schierato di fronte al parlamento a mo’ di cuscinetto tra la polizia e i manifestanti, è composto da sole donne). Icona delle rivolte, immediatamente memeficata, è stata la ragazza-ninja che ha sferrato un calcio nei coglioni alla guardia del corpo armata di kalashnikov che cercava invano di difendere il veicolo su cui viaggiava il suo datore di lavoro, il ministro dell’educazione Akram Chehayeb. Il tutto avveniva la sera di giovedì 17 ottobre, […]
Read More ›

il Clandestino e il massacro che mi salvò

Il mio amico Maurizio mi aveva avvertito, con la sua cadenza anconetana. Gestire il chiosco sarà un massacro un bel po’. Io ero in un periodo della vita di cui non mi andava più di parlare, avevo bisogno di massacrarmi un bel po’. Ma se tu sei sano di mente e non senti il desiderio di farti del male, dammi retta, lascia perdere. Era un casottino di legno bianco e celeste in riva al mare nel mezzo della baia di Portonovo. Una falce sottile di ciottoli bianchi a separare il mare cristallino dal monte Conero, che cala giù sin quasi a riva con i suoi profumi di macchia mediterranea. Da una parte la chiesetta romanica di santa Maria, dall’altra una torre di guardia del Settecento. Una meraviglia, insomma. Peccato che in quel baracchino si mangiassero le stesse cose che trovate nei chioschi da spiaggia di tutta Italia: fritto misto e pasta ai frutti di mare. Maurizio, però, era un albergatore visionario e uno straordinario creatore di emozioni e atmosfere. Aveva preso quel casottino anonimo l’anno prima e lo aveva ribattezzato Clandestino non solo per il brano di Manu Chao, ma perché lo commuoveva ancora il ricordo dell’esodo dei ventimila albanesi […]
Read More ›

Notti in bianco – Annie DeWitt

Era l’estate del 1990. Il muro di Berlino era caduto. Il telescopio spaziale Hubble era stato lanciato. Avevano liberato Mandela dalla prigione. La Microsoft aveva prodotto un disco, che il babbo aveva portato a casa dal lavoro, chiamato Windows. Era stato eletto Mikhail Gorbachev – «La Grossa Chiazza Rossa», lo chiamava mia sorella Birdie. A scuola raccoglievamo penny per salvare le balene dalla Exxon Valdez. Ryan White era morto di aids («Cos’è l’aids?» aveva chiesto Birdie. «È una malattia del sangue diffusa da un assistente di volo» aveva risposto la mamma a colazione, mentre io e Birdie parlavamo della foto della bambina scomparsa che infestava i cartoni del latte). Nelle vetrine dei McDonald’s era comparso un cartello: Mosca! Shenzhen! Il babbo ci leggeva brani dal Whole Earth Catalog. La mamma aveva incorniciato una fotografia intitolata Pale Blue Dot e l’aveva appesa sopra il televisore. Nel fine settimana guardavamo Il grande freddo su videocassette pirata. Quando la mamma alzava molto il volume della radio e cantava «I Heard It Through the Grapevine», io mi domandavo che roba fosse questo grapevine. La sera in cui Billy Crystal aveva annunciato che Balla coi lupi aveva sconfitto Ghost come Miglior film, il babbo aveva detto che il mondo intero si era rammollito. «Quella è la fidanzata […]
Read More ›