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In morte degli osservatori (o quasi)

Fisseranno una riunione a settimana. Una o due ore di video analisi da proiettare su schermo lcd o su un altro supporto. “Quello che vogliamo è impiegare il nostro poco tempo al meglio, questo ci servirà a far rendere la squadra con più consapevolezza”. Maurizio Damonte ha trentanove anni. Le giovanili le ha fatte nella Sampdoria, poi ha giocato qua e là per la Serie C. A ventotto ha dovuto smettere: colpa delle nove operazioni subite tra ginocchio, caviglia e schiena. Ha fatto l’allenatore per qualche tempo e da un anno si è messo a fare il direttore tecnico al Varazze, Promozione ligure: è da qui che comincia il nostro viaggio nel calcio del futuro, da un puntino nell’universo. Era un pezzo che Damonte si chiedeva come poter fare un salto in avanti: “Parliamo di ragazzi che lavorano, di gente che arriva dall’ufficio o dalla fabbrica – spiega al Foglio Sportivo –, ma anche per noi i dati sono determinanti per capire meglio ogni aspetto: l’intensità che possono sopportare i calciatori, il loro sforzo, la resistenza, il numero di passaggi, i tiri, se abbiamo fatto bene o no la fase difensiva, e via dicendo. C’è bisogno di essere più preparati, […]
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Una cosa piccola ma buona

Arrivarono in auto al centro acquisti. Il cielo era terso . C’erano le stelle. Faceva freddo e nell’automobile accesero il riscaldamento. Parcheggiarono davanti al fornaio. I negozi e i magazzini erano tutti chiusi, ma c’erano alcune automobili in fondo al parcheggio, davanti al cinema. Le vetrine del fornaio erano buie, ma quando guardarono attraverso il vetro videro una luce nel retro e ogni tanto un uomo grande e grosso , col grembiule, che entrava e usciva dalla luce bianca e soffusa. Videro le vetrine interne e dei tavolini con le sedie. Ann provò ad aprire. Bussò sul vetro . Ma se il fornaio li udì non lo fece capire. Non guardò  verso di loro. Con l’auto arrivarono dietro al negozio e parcheggiarono. Cera una finestra illuminata, troppo alta per guardarci dentro. Un’insegna vicino alla porta sul retro diceva PASTICCERIA, ORDINAZIONI SPECIALI. Lei udì il debole suono di una radio all’interno e uno scricchilio- lo sportello di un forno mentre veniva aperto? Bussò alla porta e attese. Poi bussò di nuovo, più forte. La radio venne abbassata e adesso si sentì il rumore, il rumore di qualcosa, un cassetto, che veniva aperto e poi richiuso. Qualcuno girò la chiave e poi aprì. […]
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trentafebbraio n°349

trentafebbraio è un appuntamento che non puoi fissare trentafebbraio è un salto nell’agenda, un giorno in cui nessun aereo volerà, in cui nessuno nasce o muore, 30 febbraio è un mai addolcito da due parole reali… un giorno che ti ha insegnato a non aspettare semplicemente perché non c’è. trentafebbraio è la storia di una promessa fatta a una comunità – quella di Chiaramonte Gulfi – di un hotel dal passato glori0so, adesso un rudere, e un gruppo di persone che con disincanto e ironia aspettano l’apertura e il funzionamento della struttura. Il modo in cui si è scelto per aspettare il trentafebbario, il giorno di inaugurazione dell’hotel, è la realizzazione di un numero con l’unico obiettivo di segnare il tempo che separa la promessa dall’attuazione.
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