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Almaviva Napoli. Di nuovo in agitazione gli operatori dei call center

Incontro Gianni dopo quasi due anni, fuori la sede di Almaviva in via Brin, ex zona industriale della città. Sono le 15,30. Non c’è il solito via vai per il cambio turno ma un andirivieni di persone dal negozio di elettronica affianco, sperando in qualche strascico di saldi del Black friday. È sabato e, dice Gianni, lavorano solo quelli della commessa Trenitalia. «Stanno smantellando tutto», aggiunge. Lo striscione che nei giorni precedenti era appeso all’ingresso dell’azienda – “Clausola Sociale Inps-Nessuno a casa-Almaviva Occupata” – è stato tolto. UN PASSO INDIETRO Nel dicembre 2016 era stato firmato un accordo ministeriale che bloccava le procedure di licenziamento per la sede di Almaviva Napoli. Un accordo sofferto e firmato dalla maggior parte dei rappresentanti sindacali napoletani, ma non da quelli di Roma, che avevano seguito le indicazioni delle assemblee fatte con i lavoratori nei giorni precedenti. Non era un accordo facile perché discriminava i lavoratori: venivano eliminati gli scatti di anzianità pregressi e veniva congelato il trattamento di fine rapporto. Una procedura ritenuta da molti anticostituzionale. Firmato l’accordo, dopo un referendum nell’azienda di Napoli passato con il settantacinque per cento dei consensi, insieme ai licenziamenti dei lavoratori romani, ci fu la promessa da parte di Almaviva di rilanciare la sede napoletana. Arrivarono quindi varie commesse, tra cui […]
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Quello che non finisce

Il mio collage per augurare un felice 2020 ai lettori di Futura la newsletter del Corriere della Sera.
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E adesso fermiamoci

Il mio collage per augurare un felice 2020 ai lettori di Futura la newsletter del Corriere della Sera.
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Gioia e liberazione. Il Libano in piazza contro l’oligarchia neoliberista

Il tempo è stato fermato. Tutto è ora sospeso in uno stato di incredula ed euforica (im)possibilità. Si pensa adesso quello che fino a una settimana fa sarebbe stato impensabile. Anche l’indicibile è stato sdoganato con una risata liberatoria. Uno degli slogan che hanno riecheggiato per le strade di Beirut in questi giorni è stato: «Hela hela, hela hela ho, Gebran Bassil kess emmo». Tradotto: ‘A pucchiacca ‘e mammeta (parola tabù in arabo, fino a una settimana fa). La madre in questione è quella del ministro degli esteri Gebran Bassil, il Salvini libanese, nonché genero del presidente della repubblica Michel Aoun. La donna, infatti, non solo nei suoi attributi genitali, è in prima linea nelle proteste di massa che hanno risvegliato il Libano dall’apatica rassegnazione in cui versava fino a una settimana fa (il servizio d’ordine, auto-costituitosi dopo gli scontri dei primi due giorni, schierato di fronte al parlamento a mo’ di cuscinetto tra la polizia e i manifestanti, è composto da sole donne). Icona delle rivolte, immediatamente memeficata, è stata la ragazza-ninja che ha sferrato un calcio nei coglioni alla guardia del corpo armata di kalashnikov che cercava invano di difendere il veicolo su cui viaggiava il suo datore di lavoro, il ministro dell’educazione Akram Chehayeb. Il tutto avveniva la sera di giovedì 17 ottobre, […]
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In morte degli osservatori (o quasi)

Fisseranno una riunione a settimana. Una o due ore di video analisi da proiettare su schermo lcd o su un altro supporto. “Quello che vogliamo è impiegare il nostro poco tempo al meglio, questo ci servirà a far rendere la squadra con più consapevolezza”. Maurizio Damonte ha trentanove anni. Le giovanili le ha fatte nella Sampdoria, poi ha giocato qua e là per la Serie C. A ventotto ha dovuto smettere: colpa delle nove operazioni subite tra ginocchio, caviglia e schiena. Ha fatto l’allenatore per qualche tempo e da un anno si è messo a fare il direttore tecnico al Varazze, Promozione ligure: è da qui che comincia il nostro viaggio nel calcio del futuro, da un puntino nell’universo. Era un pezzo che Damonte si chiedeva come poter fare un salto in avanti: “Parliamo di ragazzi che lavorano, di gente che arriva dall’ufficio o dalla fabbrica – spiega al Foglio Sportivo –, ma anche per noi i dati sono determinanti per capire meglio ogni aspetto: l’intensità che possono sopportare i calciatori, il loro sforzo, la resistenza, il numero di passaggi, i tiri, se abbiamo fatto bene o no la fase difensiva, e via dicendo. C’è bisogno di essere più preparati, […]
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Una cosa piccola ma buona

Arrivarono in auto al centro acquisti. Il cielo era terso . C’erano le stelle. Faceva freddo e nell’automobile accesero il riscaldamento. Parcheggiarono davanti al fornaio. I negozi e i magazzini erano tutti chiusi, ma c’erano alcune automobili in fondo al parcheggio, davanti al cinema. Le vetrine del fornaio erano buie, ma quando guardarono attraverso il vetro videro una luce nel retro e ogni tanto un uomo grande e grosso , col grembiule, che entrava e usciva dalla luce bianca e soffusa. Videro le vetrine interne e dei tavolini con le sedie. Ann provò ad aprire. Bussò sul vetro . Ma se il fornaio li udì non lo fece capire. Non guardò  verso di loro. Con l’auto arrivarono dietro al negozio e parcheggiarono. Cera una finestra illuminata, troppo alta per guardarci dentro. Un’insegna vicino alla porta sul retro diceva PASTICCERIA, ORDINAZIONI SPECIALI. Lei udì il debole suono di una radio all’interno e uno scricchilio- lo sportello di un forno mentre veniva aperto? Bussò alla porta e attese. Poi bussò di nuovo, più forte. La radio venne abbassata e adesso si sentì il rumore, il rumore di qualcosa, un cassetto, che veniva aperto e poi richiuso. Qualcuno girò la chiave e poi aprì. […]
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trentafebbraio n°349

trentafebbraio è un appuntamento che non puoi fissare trentafebbraio è un salto nell’agenda, un giorno in cui nessun aereo volerà, in cui nessuno nasce o muore, 30 febbraio è un mai addolcito da due parole reali… un giorno che ti ha insegnato a non aspettare semplicemente perché non c’è. trentafebbraio è la storia di una promessa fatta a una comunità – quella di Chiaramonte Gulfi – di un hotel dal passato glori0so, adesso un rudere, e un gruppo di persone che con disincanto e ironia aspettano l’apertura e il funzionamento della struttura. Il modo in cui si è scelto per aspettare il trentafebbario, il giorno di inaugurazione dell’hotel, è la realizzazione di un numero con l’unico obiettivo di segnare il tempo che separa la promessa dall’attuazione.
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