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Fine d’agosto

Fine d’agosto Una notte di fine d’agosto, di quelle agitate da un vento tiepido e tempestoso, camminavamo sul marciapiede indugiando e scambiando rade parole. Il vento che ci faceva carezze improvvise, m’impresse su guance e labbra un’ondata odorosa, poi continuò i suoi mulinelli tra le foglie già secche del viale. Ora, non so se quel tepore sapesse di donna o di foglie estive, ma il cuore mi traboccò improvvisamente, tanto che mi fermai. Clara attese, semivoltata, che riprendessi a camminare. Quando alla svolta c’investì un’altra folata, Clara fece per soffermarsi, senza levare gli occhi, un’altra volta in attesa. Davanti al portone, mi chiese se volevo far luce o passeggiare ancora. Restai un poco fermo sul marciapiede – ascoltai il fruscìo d’una foglia secca trascinata sull’asfalto – e dissi a Clara che salisse, l’avrei subito seguita. Cesare Pavese
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Eataly, gusto all’italiana

“Boomerang primitivi tornano incontrollabili Sgravidano ossessioni sulle città splendenti Di passate razzie di futuri spettacoli I viaggi solitari i percorsi arroganti Sono finiti male senza proclami Senza giubilei nelle piccole storie Delle teste pensanti nelle vite spezzate Ricucite alla cazzo e non si torna a casa Si rimane così Magari un po’ perplessi sui treni fuori orario Scendendo scale mobili apettando un passaggio Che non so se verrà Che non so se verrà ma non credo che venga” CCCP  I CCCP nascono nel 1982 a Berlino, dall’incontro di Giovanni Lindo Ferretti (voce) e Massimo Zamboni (chitarre). I due si muniscono di drum machine e suonano in giro per la Germania, rifacendosi soprattutto al punk espressionista di Einsturzende Neubauten. Il ritorno in Italia porta l’illuminazione. La cultura popolare emilano-romagnola può essere filtrata da etica ed estetica punk. Non si tratta di colte ricerche ma proprio della superficie culturale turistico-godereccia-comunista della regione. Del resto, anche il nome CCCP non inneggia al comunismo sovietico ma ne celebra la pronuncia storpiata da un ipotetico militante provinciale. Quasi anni 50. Quasi Guareschi. I due mettono in piedi degli show, ma l’impatto col pubblico non è dei migliori: la complessità e il distacco dei testi e la […]
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Leaf me Alone

“Annali del Malanno” Gesualdo Bufalino Una foglia fugace mi si posi sul volto, e io ripenso un giorno senza sole, e noi stanchi d’amarci e pieni di parole, come chi recita la prima volta. Andavamo nel vento allacciati e furenti fra due filari di scialbo mattino, odiandoci e piangendo come bambini. Volevamo morire, te ne rammenti? E ora dove sei, che ne è stato di noi, dei tuoi capelli lisci che il vento turbava? Io non so piú ritrovare la strada, dove tu sottoterra dolcemente t’annoi.     Intervista a Gesualdo Bufalino, definito “collezionista di memorie e seduttore di spettri”, riguardo al libro Diceria dell’untore e al Campiello. Elvira Sellerio parla della pubblicazione di Comiso ieri. Maria Corti, curatrice dei libri, racconta quanto lui stesso fosse riservato e non amasse la notorietà, che definiva “un autobus affollato”. Bufalino stesso parla dei suoi ricordi d’infanzia; del rapporto che lo lega alla sua Sicilia e del sentimento della morte nei siciliani. Parlando di Leopardi, ma anche di se stesso, Bufalino dice: “il dolore dei poeti non e’ mai inutile”
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Ulisse

« Chi navighi il golfo, da Posidonia, vede l’isola di Leucosia, a breve distanza dalla terraferma, il cui nome prende da una delle Sirene qui caduta dopo che esse, come si racconta, precipitarono nell’abisso del mare. »
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Le ragazze del sabato sera

Le ragazze del sabato sera, frangetta, sigaretta e labbra disegnate.
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Nadia

Nadia Comăneci alle Olimpiadi di Montreal nel 1976 fece una cosa mai vista prima tanto che i giudici non seppero neanche come segnare il suo punteggio sui tabelloni luminosi. Dai tabelloni luminosi a un universo stellato, leggera come era.
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For-Rest

Gioco con le parole e con i miei desideri.
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